Ieri sono stata al Gay Pride.
Quello di Napoli più precisamente (visto che si e' detto che dobbiamo far capire ai tre lettori anonimi e silenziosi quanto piu' e' possibile ;)) ).
Bella manifestazione, un sacco di gente, musica a palla, sudore, sabbia (eravamo sul lungomare), Drag Princesses e Drag Queens e Giggino il sindaco.
Mo' vorrei premettere che, per una serie di circostanze la vita mi ha portato a conoscere e frequentare una community di lesbiche, con le quali mi sono trovata benissimo, belle persone e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo.
Per un'altra serie di circostanze ancora più anomala, dopo un certo numero di anni ho ritrovato un amico a cui, a suo tempo, piacevo e che oggi e' felicemente gay, fidanzato da anni ed ho un ottimo rapporto sia con lui che con il suo compagno.
Io non ho pregiudizi, non di questo genere almeno.
La fatica che faccio, tantissima, e' quella di continuare a permettere alle persone di esprimere la loro opinione anche quando e' manifestamente viziata da pregiudizi.
Detto questo veniamo al dunque...
Perché quando si va ad una manifestazione come il Gay Pride si e' costretti a giustificare la propria presenza?
Ma veramente, guardate, io proprio non capisco.
Perfino mia madre, che da giovane aveva pregiudizi un po' su chiunque, oggi si e' aperta al diritto alla propria sessualità.
E mia madre e' classe '33 eh... mica una giovincella.
Quindi, dicevo, perché esistono persone che ancor oggi pensano che per partecipare ad un raduno gay bisogna essere per forza gay?
E' nei confronti di queste persone che fatico molto a porgere la mia democratica altra guancia.
E' a queste persone che vorrei chiedere se mai nella vita si sono sentite discriminate, per una qualsiasi cazzarola di ragione e se, per caso, forse, ci sono rimaste male...
Concludendo, sono queste le persone che manderei democraticamente affanculo, ma giusto così, per equita'.
Ho mandato affanculo per molto meno, ecco.
Cio' detto mi piacerebbe parlarvi di uno degli organizzatori di questo Gay Pride che e' il figlio di un ex compagno di una mia parente e che ha una faccia furbetta e per questo secondo me piace pure alle donne.
Quelle poche che anocra non sanno che e' gay.
Mi piacerebbe parlarvi della madre di questo ragazzo, una signora di oltre settant'anni che ha avuto una vita interessantissima che io a quasi cinquanta non ho fatto nemmeno la decima parte delle cose che ha fatto lei.
Mi piacerebbe parlarvi pure di una mia "ammiratrice", che avrebbe voluto vedermi in toga, e sotto la toga niente, che mi corteggia come farebbe un uomo, pur senza avermi mai incontrata di persona.
Però così scadrei nel trash, oltre che nel banale e quindi mi astengo...
Ne riparliamo l'anno prossimo, al prossimo Gay Pride.
Che mi sa che lo faranno ancora perché se c'e' ancora tanta gente col pregiudizio, vuol dire che ci sara' ancora bisogno per molto di combattere per i diritti dei gay.
domenica 1 luglio 2012
venerdì 29 giugno 2012
SE
Se scrivi un blog e hai dei lettori, magari anche solo uno, devi metterlo in condizioni anche approssimative, di capire quello che stai scrivendo.
Secondo me.
E non sto parlando di lingua, grammatica e ortografia che pure avrebbero il loro perché, ma di un filo logico, un filo conduttore.
Invece leggo cose che non capisco, e non perché mi manca d'aver seguito gli episodi precedenti, ma proprio perché precedenti non ce ne sono.
Per esempio c'e' quella che scrive di un non meglio precisato evento accaduto l'anno scorso che le ha sconvolto la vita.
E chiaramente non e' dato sapere di che evento si parla nemmeno nei post precedenti.
Come se si volesse conesrvare un cliffhanger che va bene per una serie poliziesca, non per un blog "personale" dove si racconta qualcosa di sè.
Perchè il lettore medio, anche casuale, non capendo al primo, secondo, terzo tentativo, prima o poi ti abbandona.
Poi c'e' quella che ha un figlio con problemi di salute gravi (oggettivamente gravi e massimo rispetto per questo), che scrive dieci post legati da un filo logico, un continuum temporale e poi ne cancella alcuni.
Così, senza un vero perché.
Anche qui il lettore si stizza e smette di seguirti.
Non potendo recuperare gli episodi precedenti non capisce, si annoia e non ti segue piu'.
Che senso ha allora scrivere un blog?
Ma resta su FB che fai prima, lì l'interazione e' piu' veloce, immediata.
Non che si debba vivere per dare spiegazioni agli altri, però se scrivo pubblicamente, di cose che capitano a me, che caratterizzano me, che sono parte di me, chi legge ha diritto di capire, santa pazienza!
Ciò posto, magari spieghero' ai miei tre lettori (SE mai arriverò a tre) perché ho aperto un blog e mi sto applicando tanto per farlo funzionare. ;))
Sono razionale, facciamocene una ragione...
Secondo me.
E non sto parlando di lingua, grammatica e ortografia che pure avrebbero il loro perché, ma di un filo logico, un filo conduttore.
Invece leggo cose che non capisco, e non perché mi manca d'aver seguito gli episodi precedenti, ma proprio perché precedenti non ce ne sono.
Per esempio c'e' quella che scrive di un non meglio precisato evento accaduto l'anno scorso che le ha sconvolto la vita.
E chiaramente non e' dato sapere di che evento si parla nemmeno nei post precedenti.
Come se si volesse conesrvare un cliffhanger che va bene per una serie poliziesca, non per un blog "personale" dove si racconta qualcosa di sè.
Perchè il lettore medio, anche casuale, non capendo al primo, secondo, terzo tentativo, prima o poi ti abbandona.
Poi c'e' quella che ha un figlio con problemi di salute gravi (oggettivamente gravi e massimo rispetto per questo), che scrive dieci post legati da un filo logico, un continuum temporale e poi ne cancella alcuni.
Così, senza un vero perché.
Anche qui il lettore si stizza e smette di seguirti.
Non potendo recuperare gli episodi precedenti non capisce, si annoia e non ti segue piu'.
Che senso ha allora scrivere un blog?
Ma resta su FB che fai prima, lì l'interazione e' piu' veloce, immediata.
Non che si debba vivere per dare spiegazioni agli altri, però se scrivo pubblicamente, di cose che capitano a me, che caratterizzano me, che sono parte di me, chi legge ha diritto di capire, santa pazienza!
Ciò posto, magari spieghero' ai miei tre lettori (SE mai arriverò a tre) perché ho aperto un blog e mi sto applicando tanto per farlo funzionare. ;))
Sono razionale, facciamocene una ragione...
mercoledì 27 giugno 2012
Gente che suona e che ultimamente mi sta piacendo
Perché si apre un blog?
Ah! Saperlo...
Di regola e' perché si ha qualcosa da comunicare agli altri e i centoquaranta caratteri di Twitter non bastano.
E non bastano nemmeno le note di Facebook o di qualche altro social network di cui onestamente non conosco l'esistenza.
Oppure perché si e' esibizionisti. Oppure perché.
(Avete notato che si porta molto l'interruzione netta dell'esplicativa tra i blogger "gggiovani"?)
Io per esempio volevo fare la stilista di virus informatici.
E sono certa che avrei fatto fortuna nella vita perché sarei stata certamente "scritturata" da qualche nota casa produttrice di antivirus per porre rimedio ai danni che io stessa avrei causato.
E invece sono qui a provare come si apre un blog.
Ci sarà certamente un nesso tra queste due cose, sapere quale però...
Ah! Saperlo...
Di regola e' perché si ha qualcosa da comunicare agli altri e i centoquaranta caratteri di Twitter non bastano.
E non bastano nemmeno le note di Facebook o di qualche altro social network di cui onestamente non conosco l'esistenza.
Oppure perché si e' esibizionisti. Oppure perché.
(Avete notato che si porta molto l'interruzione netta dell'esplicativa tra i blogger "gggiovani"?)
Io per esempio volevo fare la stilista di virus informatici.
E sono certa che avrei fatto fortuna nella vita perché sarei stata certamente "scritturata" da qualche nota casa produttrice di antivirus per porre rimedio ai danni che io stessa avrei causato.
E invece sono qui a provare come si apre un blog.
Ci sarà certamente un nesso tra queste due cose, sapere quale però...
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